di Alessia - Novembre 2010

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Dopo un frenetico venerdì di programmazione, che ha messo a dura prova i miei nervi di persona incapace di organizzare eventi, ma che si trova sempre a farlo, finalmente arriva il sabato mattina.

Appuntamento per noi CCBO (io, Fra, Cri, Marco T, Marco BB, Maurino) alle ore 10.00 alla Muffa e secondo appuntamento verso le 11.00 dal ristorante Sayonara con Totò, la Nico ed altri (tutti venuti dalla lombardia).

Ci sarà anche un secondo gruppo composto da Robin (da Trento), Stick, Roberto B dei Leone, le Gazzelle Simone F. Mattia e Lorenzo che andrà sul Perticara (scoprirò il sabato sera che in realtà i nostri hanno dirottato nelle gole dello Scotenna, mannaggia se lo avessi saputo!!!, causa un livello eccessivo per garantire il divertimento di tutti).

Noi, il gruppo dei “goduriosi”, come ci siamo battezzati il giorno prima io e Marco T, andremo alla volta dell’intermedio dello Scotenna: discesa piacevole, livello dell’acqua “fredda” (come impressionata ha constatato la nordica alpinista Nico) ottimale.

Il dopo discesa è degno della migliore tradizione ed ospitalità: crescentine, tigelle, lardo-pesto, salumi, formaggi e vino rosso.

Dopo la merenda quattro lombardi partono, mi separo dai miei, e con Totò mi dirigo al CCBO dove ci stanno aspettando Max e Maria con Robin per concludere la serata insieme. Chiacchiere, pizza, birra di Totò e soprattutto la colorita spiegazione in italo-calabro-inglese del cosa sia per un lavoratore nostrano avere un datore di lavoro che se potesse, metterebbe ai propri subalterni anche una scopa su per il …!

All’ora della ninna lascio Totò e Robin al club, per tornare a prenderli l’indomani alle 9.30 per andare nelle gole dello Scotenna insieme a Jonni, Marco Anceschi, Luca e Iele; giunti all’imbarco i 4, dopo un’occhiata al livello, decidono di dirottare sull’intermedio.

Baldanzosa penso che sono perfettamente in grado, anche con la mia bimba (la EZ...), e che devo smettere di non aver fiducia nelle mie capacità, soprattutto in questo periodo che ho un disperato bisogno di credere in me stessa.

Mentre scendo per il pendente bosco scivolo e cado, una gamba si piega scomposta all’indietro, mi faccio male ad un ginocchio e mi rompo al vivo l’unghia del mignolino sinistro. Giunta all’imbarco constato che: il fiume è largo come non lo avevo mai visto e la riva dove mi sono sempre imbarcata è completamente allagata. Vabbè… tanto io sono capace e il mio corpo conosce la tecnica meglio di quanto creda la mia testa!!!

Ci imbarchiamo: Robin, che lo ha fatto il giorno prima sta davanti, io nel mezzo e Totò chiude. Si parte. Fantastico treno d’onde, era dal Marocco che non le vedevo così alte. Bel volume davvero, mi esalto (appena un po’).

Arriviamo alla zona di calma che precede il “primo passaggio” che mi spaventa sempre. Sono agitata. E’ un piccolo salto con buco, che una volta su due (domenica sarebbe stata la quinta volta che facevo le gole), non sono capace di fare e vado a bagno. Qui sotto il video del 27/02/2010… vado a bagno, con livello medio, dal maledetto buco esattamente come ho fatto domenica scorsa. Reitero, ergo sono diabolica!

http://il.youtube.com/watch?v=C40tValpEXM

La corrente è molto veloce, mi sento schiacciare dall’acqua, imposto l’eskimo che non viene. Sbatto la mano sinistra (ancora oggi ho un livido esteso per tutte e quattro le nocche escoriate) e tiro una musata contro a qualcosa, non so quale sia la mia stella, ma mi sono solo scheggiata lo smalto di un incisivo. Riprovo l’eskimo… e stappo. Mi ritrovo in piedi addossata ad un alberello cespuglioso in mezzo al fiume: paraspruzzi impigliato nei rami sommersi e la mia pagaia che spinge orizzontale nell’incavo dietro alle mie ginocchia! In un “bau” Robin è sulla riva destra munito di corda e mi porta in salvo, perciò Totò prosegue poco sotto a disincagliare la mia canoa.

Quanto è faticoso stare aggrappati ad una corda quando la corrente non collabora, mentre pensi che lì appesa stai affogando e che se molli la corda, è la volta buona che affoghi sicuro.

“Robin, I’m afraid… I’m sorry!”. Ho volato troppo alto, dalle mie parti si dice “fare gli sboroni”, mi sono sopravvalutata e ho combinato un bel pasticcio. Sigh! Sob!

Ci ritroviamo quindi tutti e tre sulla riva e io comunico, a neanche 100m dall’imbarco, che per me il fiume è troppo alto. Penso e dico che forse non sarei stata capace neanche con l’Habitat. Decidiamo che io e Totò (dopo la morte di Veronica, qualche anno fa, mi dice che non lascia più nessuno arrampicare solo in montagna) risaliremo fino alla strada, mentre Robin continuerà solo fino allo sbarco.

Non è stata una scelta semplice lasciare Robin proseguire solitario in un fiume ingolato gonfio d’acqua, e nemmeno “rassicurare” Totò che Robin rientra in quella tipologia di canoisti che abitualmente lo fanno. Lo scontro di “ideologia” e cultura in proposito è stato breve ma non privo di tensione: se succedeva qualcosa a Robin, NESSUNO lo avrebbe potuto aiutare e io e Totò ci saremmo sentiti responsabili.

Dopo una ascesa pericolosa con forte pendenza su un fondo di muschio e foglie bagnate, finalmente io e Totò arriviamo alla strada, dopo pochi minuti di attesa e di pollice alzato, una coppia di alpinisti (solo qualcuno come noi ci poteva soccorrere) ci carica, bagnati!, in auto e ci accompagna fino allo sbarco. Arriviamo alla mia auto praticamente insieme a Robin (che mostro di canoista).

Riuniti, Totò acconsente a fare la sicura a Robin nell’ultimo passaggio: una rapida rognosa dalla linea d’acqua percorribile abbastanza netta con alla sua sinistra un sifone ed alla sua destra un sifone ed una nicchia… Robin pennella e regala un sorriso soddisfatto a Totò. Finalmente ci cambiamo, ho fatto poca canoa ma sono comunque stremata. Impareremo da Robin che il livello non era un po’ più alto del giorno prima, ma molto più alto; gli è cresciuto sotto allo scafo. StiCa…!!!

Per caso incontriamo lungo la strada un gruppetto di canoisti del mio club (che hanno avuto la loro dose di disavventure ed incoscienza sul tratto intermedio) e finiamo giornata a fare merenda tutti insieme. Per quanto posso aver fatto “schifo” ed essere delusa di me stessa, non c’è nulla di meglio che un buon boccone e quattro risate in compagnia per risollevarmi il morale. Mentre piove, accompagno i miei due amici alle loro auto e li saluto contenta. Un altro we canoistico è andato.

Ciao Alessia

 

 

 

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