Lo stiamo accompagnando a Casalecchio per l’allenamento, poi io e Cristina ripartiamo per le ferie, in camper. Domenica c’è il Campionato Italiano Junior a Valstagna ed essendo a zonzo nei paraggi, ci piacerebbe assistere. Cristina chiede al pargolo se possiamo presenziare, se non lo disturbiamo e Luca sbotta: “Preferisco di no, quello lì (il redattore n.d.r.) è sempre in mezzo, si infila ovunque. Agli Europei mi fotografava durante la sfilata degli atleti e mi ha dato fastidio.” Groan! Ti crolla il mondo… ma come, anni di sacrifici, di corse per accompagnarlo agli allenamenti (con Ramses che gli faceva fare le flessioni anche se eravamo noi genitori in ritardo… purtroppo, o per fortuna, si lavora!), di spese per materiale, fisioterapia, visite mediche, tutto cancellato da una frase. Depressione, ma stiamo ripartendo per le ferie e cerco di non pensarci.

Ferie. Siamo in giro da una settimana: tre giorni a Rimini per rifinire l’abbronzatura con il figlio grande che deve preparare un esame; pesce, piadine e cassoni, spiaggia libera vicino al porto canale. Poi la trasferta in Bosnia per i Campionati Europei: caldo, caldissimo! Buonissima la carne a prezzi stracciati, altro che Slovenia, ma i risultati sono stati esaltanti (ho già scritto in proposito). Luca è nervoso. Probabilmente per la delusione europea, mi conforta Cristina, vedrai che gli passa, anche se negli ultimi tempi è veramente intrattabile, non gli si riesce a parlare. Ferie. Si fa per dire… ho visto le previsioni e ci sarà maltempo sino alla fine del mese. E le nostre escursioni sulle Dolomiti? Inventeremo, col camper puoi permetterlo; però due settimane di brutto tempo a fine luglio non mi sollevano lo spirito già rasoterra. Abbiamo concordato con Michele di sentirci ogni sera per gli aggiornamenti meteo, in modo da spostarci dove (forse) batterà il sole.

Chioggia. Gia vista, ma sempre carina: i canali, le case in stile veneziano, le bancarelle del mercato in centro. Cena di pesce in trattoria “furba”: posto popolare sul porto canale, prezzi bassi e addirittura menu a prezzo fisso (15 euro: spaghetti con le vongole, fritto misto, contorno, vino, acqua e caffé). Ma io voglio i tagliolini al nero e contratto con la ristoratrice: “Rinunciamo a contorno e caffé e sostituiamo il primo…”. Irremovibile, prezzo fisso, menu fisso “…e poi i tagliolini non li ho” (pronunciare con forte inflessione veneta). Bene si va alla carta, al posto dei tagliolini spaghetti. Magari, erano capelli d’angelo (quelli che mangiava mia nonna con la dentiera) e pure un po’ salati. Totale i soliti quasi 50 euro (2 euro di coperto per tovaglia e tovaglioli di carta… una rapina, a mano armata!)

Il giorno dopo acquisto di folpi e gamberoni al mercato del pesce e poi Venezia. Sempre fantastica, giriamo in libertà, S Polo e S. Croce con i mercati di Rialto e Campo S. Polo, Dorsoduro con Campo S Barnaba, la maestosa S. Maria della Salute e la Dogana da mar, per approdare in serata sull’altra riva del Canal Grande, a S. Marco. Luce splendida, foto con gondole e riflessi al Bacino Orsoleo.

Poi la piazza, con la basilica che fiammeggia illuminata dal sole, Palazzo Ducale e la Porta della Paglia dorati, la laguna abbagliante, con l’isola di S. Giorgio Maggiore che pare il fondale di un teatro. Ci sediamo sui gradini di S. Marco e l’orchestra della Fenice, come prova del concerto serale, suona l’ouverture della Carmen. Applausi scroscianti della piazza e brividi lungo la schiena! Si parte (sai quanto costa il parcheggio al Tronchetto?) e si va sulle Dolomiti.

Dormiamo a Borca di Cadore e la mattina ci svegliamo con un’aria frizzante e il Pelmo che si staglia nel cielo blu. Via, le montagne ci attendono; passiamo S. Vito dominata dall’Antelao, Cortina (solito casino) e arriviamo a Carbonin.

Panini, acqua, cioccolata, scarponcini e partiamo, su verso Prato Piazza, sotto il Picco di Vallandro. Percorso facile ma, visto lo scarso allenamento e la mia anca bionica al primo test, meglio non esagerare. Si sale lungo una strada sterrata e per il bosco, con a fianco la Croda Rossa e alle spalle il maestoso gruppo del Cristallo. Azzardiamo la salita verso il monte Specie (da lì si vedono la Tre Cime di Lavaredo), ma alcune nuvole e la stanchezza ci fanno desistere.

Scendiamo a valle e via a Dobbiamo: provvista di carne salata, carrè affumicato di maiale, strudel e sacher. Domani danno sereno! Saliamo al Rifugio Auronzo, proprio sotto le Tre Cime di Lavaredo (33 euro al dì!!): sembra di essere sul tetto del mondo…

I Cadini, la Croda Rossa d’Ampezzo, Monte Paterno, in lontananza il Sorapiss, Auronzo con il lago, il Popera e le Marmarole. Le nuvole corrono, ma alcuni raggi di sole al tramonto filtrano e incendiano le montagne, spettacolo da mozzare il fiato!

A ovest gli ultimi bagliori, sotto un mare di nubi, delineano i fianchi di una cima… mi ricorda il Monte Fato vicino a Barad-dur, la torre oscura, dove Sauron forgiò l’Unico Anello. Le immagini talvolta stimolano la fantasia… ma qui, per fortuna, non siamo a Mordor, preferisco pensare di essere nella Contea e, come fanno gli Hobbit, allestisco una succulenta cenetta, con pesce e prosecco (folpi e gamberi lessati, sì sulle Dolomiti) e a letto presto.

Strappo la promessa a Cristina, un po’ recalcitrante, di una sveglia ad ore antelucane… le 6.00 per vedere l’alba. Suona la sveglia, mi precipito giù dal letto e desto la consorte… che passa la mano. Fa niente, non sa cosa si perde. Mangio un boccone, macchina fotografica e via… Azz, 6 gradi! Pantaloni lunghi, 2 pile, giacca antivento e sono solo con le Dolomiti.

Cielo azzurro e terso, colori inimmaginabili, la Canon va da sola, mentre l’alba incendia il versante sud. Mentre scatto mi avvio verso la Sella Lavaredo e anche da questo versante lo spettacolo è maestoso: la Croda Passaporto, la Croda dei Toni, la Torre di Toblin, la Rocca di Baranci, Lastron dei Scarperi, il rifugio Locatelli che spicca bianco tra il rosa delle montagne.

Cristina mi raggiunge, arriviamo al Locatelli e camminiamo a mezza costa, senza scendere, verso nord, ammirando il profilo del Paterno e i due laghetti sottostanti.

Dopo poco l’orizzonte si apre e appaiono le Dolomiti di Sesto e la Val Fiscalina. Un delirio di colori, con tantissimi fiori che macchiano il verde dei prati e il bianco delle rocce.

Rientriamo e scendiamo a Padova, il giorno dopo danno pioggia! Arriviamo verso le 22.00 e divento matto a cercare un parcheggio in centro che non sia a pagamento, al buio poi… città caotica! Il mattino dopo è nuvoloso e piove debolmente a tratti, ma anche a Padova ci sono i portici… mi faccio grassare un po’ di euri con la Padova Card e via per la città: il Caffè Pedrocchi, lo splendido battistero con gli affreschi di Giusto de’ Menabuoi, il Palazzo Vescovile, l’incredibile Palazzo della Ragione con il piano superiore occupato dalla più grande sala pensile del mondo, (misura 81 metri per 27 ed ha un’altezza di 27 metri) con soffitto di legno a carena di nave.

Poi Piazza delle Erbe e della Frutta, i vari oratori e, gran finale, la chiesa degli Eremitani, con gli affreschi del giovane Mantegna e del Guariento. Poi, immancabile, la Cappella degli Scrovegni, dove il vecchio Giotto strabilia sempre… pur avendola già visitata, non mi ricordavo che nel giudizio universale i dannati esponessero così liberamente le pudenda. Unica nota stonata gli alti costi dei luoghi d’arte, l’impossibilità di fotografare e tutti gli angeli del Guariento in una monografica dove pagavi pure lì! Alla faccia del promuovere arte e cultura… nella Ville Lumiere (info del primogenito in vacanza nella città dei lumi) sino a 26 anni entri gratis ovunque!

Prendo pure messa nella Basilica di S. Giustina e facciamo un salto alla Basilica del Santo, dove mi fanno entrare nonostante il pantalone corto; due foto al Gattamelata di Donatello e incauto acquisto di biscotti tipici di vario tipo… erano pesantucci, ok, ma 11 euro per 6 biscotti che sembravano tutti uguali #]*!!+ò&%$!. Ma è sabato sera, domani c’è la gara a Valstagna, dal minore, in 5 g, solo uno striminzito sms: “Tutto bene”. Bella Venezia, belle le Dolomiti, bella Padova, ma domani cosa facciamo? E’ da quando son partito che ci penso. Poi, grazie a Campo, arriva una telefonata di Luca che alle otto meno venti ci chiede se mangiamo con la squadra...”Ma sai dove siamo?”. Chiarimenti con maman e via di corsa verso il Brenta, ma profilo basso, bassissimo, per non turbare l’atleta. Rinfrancato dagli schlutzkrapfen e dal carrè affumicato, faccio due passi a Valstagna by night. Vari atleti passeggiano osservando il campo, incontro Toga e Dave e, complice il lambrusco, butto lì una strategia di gara: “Allora, i due C2 ragazzi devono arrivare in fondo e basta, se ce la fanno, per fare punti; Toga e Fede in C2 una manche sola, per non stancare Fede in funzione della gara a squadre; Marcello e Luca in C2 devono tirare forte la prima manche, se sono dietro di poco tirano anche la seconda, se sono lontani dai primi meglio risparmiarsi per il K1. Luca deve tirare al massimo la prima manche e non toccare, in modo da mettere pressione agli avversari, in particolare a Lorenzo. A Vobarno e a Merano gli è stato davanti, forse perché Lori non ha tenuto sul piano nervoso in seconda manche e poi non sembra andare come suo solito…” “Semplice” conclude Davide ”Deve fare il miglior tempo e non toccare. In effetti è una strategia vincente!” Domenica 24 luglio, sereno e freschino. Canon e ordine di partenza e scendo in riva la fiume: foto varie ai nostri atleti e a Cippo in C1. Ma il mio pensiero è altrove, non provo neanche gusto a fare le foto, aspetto il K1 Junior. Risalgo sulla strada e mi piazzo vicino a Cristina e ai Bedas in attesa. Si parla per stemperare la tensione ma, dentro di noi, vorremmo urlare. Si comincia. I primi concorrenti sono ininfluenti per il podio, Lauriola e Macchia, sbagliano e toccano, sono sopra il minuto e trenta e anche Marcello non fa una gran manche. E’ lento, macchinoso, non è agile come sa essere solo lui. Visti i tempi sino a qui, penso si possa vincere con 1 e 23, 1 e 24.

Guido è nervoso. Numero 91, tocca a Luca. Non ho la forza di fotografare (poi, se fotografo, non vedo la gara…). Parte e va più forte degli altri, si vede a occhio, qualche sbavatura su un paio di risalite, ma il percorso è netto. “1, 25 e 78” scandisce lo speaker, miglior tempo, per ora. Vorrei saltare ed urlare, ma aspetto la risposta di Lorenzo. Parte a bomba e tira con rabbia, come suo stile, va forte, accidenti se va forte… 1, 23 e 70, ma ha toccato due volete, ho visto distintamente le palette alzarsi. Luca è davanti, dopo la prima manche, come speravo. C2, di nuovo in acqua i nostri golden boys. Marcello ha visto i ragazzi di Ferrara provare durante la settimana e mi dice: “Sarà dura. Quelli vanno.” Anch’io temo Leo ed Edo, vanno in C1 e in C2, i nostri improvvisano, basandosi sul talento e l’allenamento. E invece la gara della vita la tira fuori un equipaggio misto Ivrea/Torino (che mi dovete spiegare il senso di avere un C2 misto di atleti di due società diverse… a un Campionato Italiano!); i nostri fanno il tempone, il miglior tempo, ma toccano 8 porte 8 = 16 secondi di penalità, che gridano vendetta, perché nonostante i tocchi sono terzi!! Se non sei abituato, se non sei affiatato, con questa barca si tocca. Comunque terzi è un bel piazzamento. I ragazzi sono arrabbiati, tenevano anche al C2, ma ora c’è la seconda manche.

Forza, cancellare tutto, si ricomincia da zero. Cambiatevi, mangiate, bevete e, soprattutto, state seduti e all’ombra… fondamentale per recuperare e non perdere energie. “No dai, sto così, guardo la gara…”. Poi i ragazzi capiscono e obbediscono; tutti sono al camper, cambiati e seduti. Lo so, sarebbe più divertente andare in giro, parlare con gli altri, ma la vita dell’atleta è anche questo: la noia e la tensione tra una prova e l’altra. Si ricomincia. I nostri scendono con alterni risultati, Monica mi chiede consigli, ma io ho la testa altrove. I Sig.ri Muscarà, al mio fianco (mi hanno sopportato per tutta la gara), mi fanno i complimenti per i miglioramenti di Luca e per come scende… ma io aspetto la fine (li cito perché so che mi leggono, così on line ci finiscono per una volta loro e non la bravissima figliola. Che fantastico P.R. sto diventando!).

Parte Marcello, quinto dopo la prima manche e fa un discreto tempo, 1,28 e 80 ma tocca una porta. Gli altri fanno peggio e Anna, emozionantissima ma abile nei conti (lavora in banca!), esclma: “Se non ho sbagliato, Marcello è terzo, anche con il tocco! Grande, speriamo sia di buon auspicio. Luca va e va più forte di prima, migliora di oltre un secondo, 1, 24 e 70, ma tocca una porta… azz! È il turno di Lorenzo, è la manche della vita, quella che, oggi, vale un titolo italiano. Parte forte, come sempre, ma alla porta 7 commette un errore. Si taglia il buco del Brenta dal centro verso sinistra, 8 in risalita a sinistra ed uscita ad esse, per affrontare, a pochi metri e quasi sulla stessa linea, la 9 in discesa. Taglia il buco, entra nella 7, fa perno sulla coda per uscire veloce, è già pronto ad agganciare per ripartire… ma la canoa non ruota verso valle, traghetta di lato per un metro buono. Deve ripartire e modificare la traiettoria, tempo prezioso perso. Forse qui ha capito che non ce l’avrebbe più fatta. Da lontano, mi par di aver scorto lo smarrimento affiorare sul suo viso, assieme alla consapevolezza che l’errore era irreparabile. Riparte, ma va piano, si vede che i suoi colpi lunghi non hanno la solita intensità, la solita rabbia e tocca. In cuor mio sono sicuro che Luca ha vinto, l’occhio non mi può ingannare così tanto, sospiro un “E’ fatta, è fatta” a Cristina che trepida al mio fianco. Ma rimango fermo, appoggiato a consumarmi i gomiti sul muro del lungofiume. Poi lo speaker sentenzia: “1,26 e 65. Anna urla: “Luca ha vinto, Luca è Campione Italiano !”; ma io sono immobile, la bocca secca, svuotato di energie… è tanto che aspettavo un momento così, che non so neanche come viverlo, troppa è la sorpresa.

Poi realizzo e urlo per scaricare la tensione, volano i “5” gli abbracci e i complimenti di tutti. Fatele a lui le congratulazioni, è Luca che ha vinto, lui è il Campione, noi siamo i comprimari. Lo vedo scendere dalla canoa, risalire la scaletta che dal Brenta porta sulla strada e venire verso di noi… la giacca d’acqua della nazionale, la canoa sulla spalla, la sua camminata da papero, ma a testa alta. Altre volte ha fatto lo stesso percorso a capo chino. Risponde alla gente, sorride, ma è composto, non si lascia andare. Cristina lo abbraccia e lo bacia, il suo campione, io gli stringo le spalle e gli mormoro un bravo… tra uomini, si sa, la tenerezza è simbolo di debolezza. Attorno a me la gente continua a complimentarsi, io rispondo quasi meccanicamente, sono confuso, mille sensazioni affollano la mente. Ma la gara continua. Seconda manche del C2. Luca guarda Marcello e, battendosi il pugno sul petto, grida: “Ci crediamo! Vero March che ci crediamo! L’adrenalina è ancora alta, ma caricarsi serve. Marcello urla la sua convinzione e si avviano alla partenza. Ripiazzo i gomiti sul muretto, ma sono più leggero, tutto quello che arriva ora è grasso che cola.

Partiti. Scendono meglio, molto meglio della prima manche, solo due tocchi, vuoi vedere che… alla terzultima discesa sfalsata hanno una indecisione e la devono passare in retro. “…tanaeva!!”, sai quanto tempo perde un C2 a girarsi! Sono dietro di due secondi e mezzo, bastava (facile a dirsi) non sbagliare quella sfalsata ed era un altro titolo italiano… l’appetito vien mangiando. Comunque sono migliorano e sono secondi. Grandi lo stesso. Intanto il sole riscalda Valstagna e ci si avvia al finale: gara a squadre. In acqua Luca, Marcello e Federico. Gara a squadre, è un meccanismo delicato: stiamo vicini o diamo spazio, chi sta davanti, chi in mezzo, che è l’ultimo. Fede è ancora più taciturno del solito, si fa per dire. Sa che è il suo tempo che decide la gara, lui è il meno allenato, e sicuramente il maggior peso della responsabilità è il suo, gli altri due volano leggeri. L’unica squadra che può batterci è Ivrea, ho visto i tempi dell’individuale, Fede ha fatto meglio del loro atleta più lento di due secondi, non sono molti, basta un tocco. Ultimi consigli ai ragazzi: “Mi raccomando, senza tocchi, in gara a squadre si vince se non si tocca. Dai, forza! State lì con la testa”. Strategia di gara: davanti Luca, poi Marcello, tutti e due a tirare per lasciare spazio di manovra a Fede. E per non farlo “sedere”: talvolta, chi è davanti perchè è più veloce, tende a rilassarsi e ad andare più piano, tanto il tempo si prende sul terzo… ma così quello dietro li vede vicino, pensa di andare bene e in realtà è ancora più lento!

Ivrea parte prima di loro e fa 1,46 e 89. Il miglior tempo di Fede nell’individuale è stato 1, 39 e 79, siamo al limite. In gara a squadre, rispetto all’individuale, si peggiora il tempo: sarà una gara vera. Ma hanno toccato, sono certo, ma in gara a squadre gli arbitri non segnalano le penalità, non hanno tempo di alzare le palette. Secondo me sono cinque tocchi, ma fin che non esce la classifica non ci sono certezze. Partiti. Luca e Marcello tirano e si staccano, Fede ha campo libero e, nella parte alta, tocca una volta, solo lui. Bene, dai così! Sono quasi alla fine, Luca e March, vicino al traguardo aspettano Fede e mi sembra di sentire le loro urla di incitamento. Fede non ne ha più, tocca due discese sfalsate di fila: dico quello che disse Cambronne e finalmente tagliano il traguardo. 1,46 e 63, sono davanti di 26 centesimi, decideranno i tocchi. Risalgono e mi investono di domande. Calma, secondo me hanno più tocchi loro, bisogna vedere cosa hanno deciso gli arbitri. Calma, sto qui io ad aspettare le classifiche, vi faccio sapere.

Ora è tempo di far calare l’adrenalina: cambiatevi, mangiate e iniziate a smontare il campo e a caricare le canoe. Anche questa è la vita da atleta, sei cotto e devi lavorare, ma oggi le tende, i gazebo e le canoe peseranno meno!

Guido è tornato nervoso, ma quanto ci mettono, cosa aspettano. Gli arbitri confabulano scambiandosi pareri, i capisquadra riconsegnano i pettorali, gli organizzatori si rilassano: la gara è finita. Ma non per tutti! Finalmente l’addetto attacca le classifiche e gli occhi corrono subito al k1 squadre… Canoa Club Bologna… primi! Ma vieni! Tre tocchi i nostri, cinque gli altri. Siamo Campioni Italiani Junior anche a squadre. Un trionfo. Chiamo Luca al cellulare ma è spento, chiamo Campo e glielo dico: “Benissimo” sbotta lui, peccato che non lo dica ai ragazzi. Li raggiungo e mi apostrofano “Allora?”. Alzo il dito indice e sorrido, “Primi!”. Urla e risate, Fede abbozza pure un sorriso. Grande Fede, questo titolo è soprattutto suo.

Tutto smontato e caricato, si va alle premiazioni belli pimpanti e orgogliosi: due titolo italiani junior ed un secondo posto non capitano tutti i giorni (l’ultimo l’aveva vinto Cippo nel 2000, una vita fa). In piedi per l’Inno di Mameli, me lo canto tutto sommessamente on un gusto che voi non avete idea… anche se siamo a Valstagna mi sembra di essere a quelle cerimonie che si vedono in televisione! Medaglie, trofei e tanti applausi. Le foto di rito, i ragazzi tutti sorridenti: questa è la nostra forza, il gruppo, ha vinto un atleta del Club, uno dei nostri, del gruppo a cui appartengo e, quindi, hanno vinto tutti!

Si torna ai camper, Luca in mezzo tra me e Cristina. Elena Bargigli si avvicina, sorridente, a mano tesa e dice: “Voglio complimentarmi con il campione”; istintivamente faccio un passo indietro, oggi è lui il protagonista. Luca sorride timidamente e ringrazia, chissà se ha realizzato cosa ha combinato oggi, il 24 luglio 2011. Tra l’altro è anche l’anniversario di matrimonio tra me e Cristina... bel regalo! Grazie Luca.

Adesso ha le medaglie al collo, i trofei e i premi in mano, gli occhi della gente addosso, ma tutto è già finito… sono certo che la vittoria l’atleta la viva veramente solo quando è lì sul traguardo. Quando hai appena finito, con i polmoni in fiamme, i muscoli che son diventati piombo, l’adrenalina che pompa al massimo e il cuore che scoppia sulle labbra. Quando vedi il tempo e capisci che ce l’hai fatta, lì sul fiume, sulla tua meravigliosa canoa, con la pagaia improvvisamente diventata una piuma, in mezzo ai tuoi avversari che si complimentano.

Il resto è sovrastruttura (convinzione personale, ampiamente non condivisibile, per mancanza di esperienza personale… solo un terzo posto nel K1 master a squadre, con Moreno e Tarcio, sulla Stura, nel giurassico. Però allora i master erano categoria unica, non come adesso che ci sono mille categorie… e mi ricordo ancora la manona di Hansjorg Mayr, i Meranesi dominavano, che stritolava la mia, accompagnata da un “Pravo!” che valeva più di una medaglia d’oro). I ragazzi ripartono per Bologna, noi ci fermiamo a Valstagna per la serata e ci gustiamo il preambolo del Palio delle Zattere, che si correrà domenica prossima, che determina l’ordine di partenza: tiro della slitta carica di legna e taglio del tronco con sega, tra il tifo delle contrade… indimenticabile Enrico (Gheno) vestito in costume tradizionale!

Il mattino dopo si riparte per le ferie, il tempo è variabile e, tra nuvole e sole ci trasferiamo sul Canale di Brenta per un’occhiata alle ville venete: villa Foscari, la Malcontenta a Mira, la meravigliosa villa Pisani a Stra e poi via la mare. Caorle: centro storico che doveva essere bellissimo, case piccole, ad uno o due piani, di pescatori, ora ridipinte a colori vivaci, stile Burano, e completamente occupate, senza soluzione di continuità, da bar, ristoranti, gelaterie e negozi di improbabili souvenir… Vasca serale improponibile, peggio che a Rimini, letteralmente non ci si muove, ma tant’è. Per fortuna la spiaggia è grande e con la bici si raggiungono tratti “isolati”; incredibile la colonia di cigni alla foce del Livenza. Rifiniamo l’abbronzatura, ma le nuvole corrono, le ferie volgono al termine e iniziamo a riavvicinarci alla maison.

Sosta a Porto Corsini (area camper) e Marina di Ravenna (trattorie sul porto che ti danno il pesce al cartoccio a prezzi umani, dove ci vediamo pure qualche partita del campionato mondiale di beach tennis (i vecchi racchettoni), atleti internazionali e romagnoli (che quando sbagliano scancherano che è un piacere). Il meteo non migliora, anzi, rientriamo a Bologna: Michele torna da Parigi, i ragazzi sabato partono per la Durance e Cristina vuol presenziare ai preparativi. “L’estate sta finendo…” cantava quella, per noi sì, si torna al lavoro, ma con quel 24 luglio nel cuore e negli occhi, tutto sarà più leggero, almeno per un po’!

Testi e foto di Guido

Medaglie di Luca, Marcello e Federico

Locations: Italia, varie e tutte belle

Vino della casa (prosecco, muller thurgau, lambrusco e gutturnio)

Colonna sonora: Georges Bizet: Carmen - Ouverture e Giacomo Puccini: Turandot - Nessun dorma

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